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giovedì 4 luglio 2019

“Chi è capo ci sia ponte!”. Il princeps, simbolo di carisma e valore




nota personale:

Uno dei nostri obbiettivi, è ricostituire l'antica élite spirituale che venga posta come governo dei popoli europei, una nobiltà dello spirito, non più di discendenza, che trovi forma in un  consiglio di iniziati composto di 10 membri + 3 superiori, 13 membri in totale, che sia posta come governo a vita sul popolo.
Questi devono essere scelti fin da piccoli e addentrati all'arte del governo, scelti fra i migliori
dovranno spiccare per doti spirituali, coraggio, intelligenza, saggezza ecc., dovranno essere addestrati durante un percorso che prevede come principio l'iniziazione  all'antica  tradizione iperborea e alle dottrine indo-ariane, dovranno essere capi militari e quindi conoscere tutte le strategie di guerra e di difesa, dovranno avere tutte le conoscenze riguardo all'economia, alla moneta, alla gestione della sovranità monetaria,  alle scienze filosofiche, all'arte e alle nuove tecnologie ormai parte dell'odierno.
Dovranno racchiudere in se la saggezza e la spiritualità,  l'amore per le proprie genti.


Sono sempre il consiglio che dovrà assicurarsi di scegliere i prossimi candidati alla guida della nazione, scelti tra chi avrà le caratteristiche più  idonee, come avviene per i tibetani  la scelta del Dalai Lama, quando il consiglio  decidera di dimettersi per anzianità o problemi di salute.
Il consiglio dei 13 avrà carica a vita, e deve essere protetto da guardie speciali (pretoriani) che avranno il compito di assicurarsi la loro sicurezza.
Tutto il loro agire deve andare verso l'elevazione del popolo e della nostra nazione, tutte le loro azioni avranno come scopo principale l'amore per le nostre genti e il suo prosperare, questi devono assicurare il benessere delle nostre genti e la sua difesa.

Affiancato a questo consiglio che deve ricalcare il cielo, tenendo presente la massima "come è sotto, come sopra",  devono essere affiancate delle leggi  scolpite sulla pietra, con precise regole volte al benessere del nostro popolo e della nostra nazione; 
regole precise che dovranno essere difese da un esercito nazionale, qualora qualcuno dovesse decidere di infrangerle, interverrebbe la guardia nazionale che risponde solo al popolo ed alla nazione, un esempio concreto non può che essere la sovranità monetaria, che deve appartenere alla nazione ed al governo,  chiunque decidesse di cedere questa sovranità,in qualsiasi modo,  farebbe intervenire la guardia nazionale che ripristinerebbe l'ordine e prenderebbe misure contro i traditori.

I nostri popoli e le nostre nazioni morenti si trovano in queste condizioni da quando è stata stabilità la democrazia, la melma viscida in cui i criminali e gli usurai sguazzano,
questo è un fatto non teoria, basta osservare le antiche civiltà del passato, cosa hanno creato, costruito e la cultura che ci è stata trasmessa,  e fare un raffronto con le decadenti società odierne, per capire che il vero problema non è tanto il nemico che ci attanaglia, ma quanto la non risposta di chi dovrebbe difendere il popolo e le sue genti, risposta che non potrà mai venire dalle democrazie, in cui uomini inferiori presi dalla massa,  sono messi a governare le genti istupidite e soggiogate che credono di votarlo, in nome e per conto della finanza usuraia; 
un idiota anche se votato da milioni di altri idioti, resterà sempre un idiota, e in più senza avere l'arte del governo, che si apprende in anni ed anni, sarà quindi un idiota dannoso per tutti; quando qualcuno di questi (raramente) si scopre capace, viene reso sterile o ucciso, perché nelle democrazie l'usuraio internazionale è il vero ed unico tiranno.

Il tiranno più crudele non siede sul trono visibile a tutti, ma proprio sulle false ed ipocrite democrazie, e le sue azioni omicide sono visibili a tutti coloro che ne volgono lo sguardo, basta solo osservare i loro dettami mortiferi; questo lo possiamo vedere in tutti gli ambiti della nostra società, dalla denatalità imposta ai nostri popoli, alle crisi economiche che non fanno che arricchire di più chi le crea e impoverire le masse, alle immigrazioni forzate per distruggere la nostra identità, fino alla depravazione morale e distruzione di ogni valore, con cui viene inondata la nostra gioventù; 
la democrazia non è libertà, non è diritto, non può essere civiltà, la democrazia è la tirannia dell'usuraio,  quella "aristocrazia del denaro" che ha sostituito con guerre e finte rivoluzioni, la nobiltà ereditiera europea.
La lotta del sangue contro l'oro non è ancora finita, e stiano certi che la guerra è appena cominciata.

white wolf




In un tempo sciagurato come il nostro, in cui la figura del “capo” – di partito, di governo, o anche di un semplice ufficio o reparto – è intrisa di compromesso ed esercizio fine a sé stesso del potere, stupisce quale carico di valori la tradizione indoeuropea abbia saputo ascrivere alla figura del “Primo”.

A questo proposito, è davvero suggestivo l’antico detto delle popolazioni nordeuropee, per cui “Chi è capo ci sia ponte”, che deve interpretarsi come “chi è davvero capo, chi ne ha il crisma, si schieri in prima fila e faccia di tutto per la propria gente, a costo della vita, a costo di farci passare armati su di lui, in furia, contro il nemico”.


E se un capo non è tale, lo spirito e la condotta di vita – in pace e in guerra – ne sono l’immediata, impietosa cartina tornasole. Il disprezzo, l’allontanamento sono la moneta amara che il capo indegno deve subire, prima ancora che la perdita del “potere”.
Toccando l’argomento “potere”, si avverte l’attrito maggiore fra la nozione antica della qualità di capo e quella – deprezzata, caricaturale – che caratterizza a qualsiasi livello i ruoli dirigenti attuali, conseguenza inevitabile del paradosso, tutto illuminista e giacobino, che vuole il capo eletto per la volontà della moltitudine indifferenziata anziché investito naturalmente, per propria indole e vocazione interiore, di una potestà superiore sulle persone e sulle cose.

Il potere, oggi, è sempre più inteso – superficialmente e maldestramente – come semplice sinecura, ossia come vuoto contenitore di benefit e vantaggi, soprattutto di ordine materiale. Quando il capo comanda, sia il preside di una scuola, il Presidente del Consiglio, il direttore di un oratorio, il palazzinaro ricercato, si avverte che è il denaro l’unico barometro della sua posizione.


Stupisce, quindi, pensare a come, nell’antichità risalente ma anche in quella più prossima a noi, molto spesso i locali, gli indumenti e le cerimonie più spartane ed essenziali erano quelle che riguardavano il capo. Il suo carisma, la sua dignità, infatti, bastavano a caratterizzarlo unitamente a pochi, chiari simboli: la toga di un determinato colore, il globo che rappresenta il mondo, lo scettro che è l’asse terrestre, prerogative cerimoniali ben definite.

Correva, infatti, una sostanziale e marcata differenza fra il tiranno, ossia colui che esercitava il potere esteriormente, in maniera fine a sé stessa, e il capo, la guida legittimata ad esercitare il proprio ruolo. E la condizione di questa guida, peraltro, non era quella del boss in febbrile e perenne attività, con cellulari squillanti e automobili ruggenti, ma era più simile a quella di una statua di pietra: immobile ma densa di gravità, rigida ma plasmabile dalla luce cangiante delle situazioni, centro stabile di un mondo gerarchicamente ordinato, di potestà in potestà.

Il princeps – inteso in senso lato – è quanto di più diverso possa immaginarsi dal “capo” dell’epoca attuale: è un motore inamovibile, emblema di stabilità (“salde sono le montagne e saldo è anche questo Re degli Uomini”, recitano i testi indiani), coraggio e sacrificio personificato, anzi sovente vittima sacrificale perché l’ordine cosmico non fosse turbato. Troviamo qualcosa di più lontano dall’immagine imbolsita e vile del “Direttore” odierno, affondato nella propria poltrona, circondato da oggetti di “design” e da lacché compiacenti? Ne proviamo quasi vergogna.

Riflettiamo molto su queste differenze, se vogliamo – nel nostro piccolo o grande ruolo nel mondo attuale – essere capi, ossia – anzitutto – padroni carismatici di noi stessi.



2 commenti:

  1. Ciao Wolf, per trovare il vero se' dobbiamo metterci per forza nelle mani di un maestro spirituale? E se no come trovarlo..?
    Grazie
    Davide

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  2. Meditazione autodidatta..? Grazie

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