Generazione Erasmus: I cortigiani della società del capitale
Pubblichiamo
un breve estratto dalle considerazioni conclusive del nuovo libro di
Paolo Borgognone, Generazione Erasmus. I cortigiani della società del
capitale e la “guerra di classe” del XXI secolo, Oaks Editrice, pp. 514,
€25, in libreria a partire dal 16 novembre.
“Il capitalismo contemporaneo è illimitato esattamente come lo sono
le velleità di divertimento, di acquisizione di “esperienze” e il culto
della mobilità caratteristici della sedicente Generazione Erasmus (una
generazione culturalmente ultracapitalistica).
Gli studenti internazionali della Generazione Erasmus, così come il
clero politico-economico e accademico-mediatico di complemento al
globalismo e all’imposizione planetaria del dogma del libero mercato,
ritengono infatti che fermare il capitalismo equivalga a fermare il
progresso e pertanto assumono il ruolo, innegabile, di guardia
pretoriana dei meccanismi, anonimi e impersonali, di riproduzione del
capitalismo sfruttatore. La Generazione Erasmus è infatti contraria al
liberismo selvaggio in economia (nel senso che gli studenti
internazionali di nuovo conio vorrebbero, dopo il semestre di
“vacanza-studio” a zonzo per l’Europa e gli USA, “piazzarsi” nei
meccanismi di riproduzione della società di mercato come piccoli
borghesi novecenteschi retribuiti, para-statalizzati e assunti a tempo
indeterminato) ma è favorevole alla teologia delle nuove forme di
comunicazione digitale globale (dai voli low cost per raggiungere in un
paio d’ore di viaggio le destinazioni più esotiche e rinomate in tema di
possibilità di accesso, a costi contenuti, al divertimentificio
postmoderno e fino ai dispositivi hi tech in stile smatphone, ecc.)
direttamente generatrici e responsabili dei processi di radicalizzazione
del liberismo in economia e di consolidamento della società dello
sfruttamento e della precarizzazione di massa in ambito occupazionale ed
esistenziale.
Il divertimento nichilista è l'unico scopo della loro
inutile vita; l'abbandono di ogni puro ideale e la viltà di chi si
rifuggia nelle illusioni per fugire dalla battaglia in corso ,sono la
caratteristica principale di questa generazione di viziati senza
cervello, una generazione allevata per divenire gli schiavi dei padroni
dell'oro.
La contraddizione di fondo interna alla Generazione
Erasmus consiste nel fatto che i teenager postmoderni sono
tendenzialmente contrari allo sfruttamento capitalistico generalizzato
ma favorevoli ai dispositivi capitalistici di comando e controllo
costituenti la causa principale dei processi di precarizzazione e
pauperizzazione di cui sopra. Il fatto è che i teenager della
Generazione Erasmus, per motivi di mera convenienza individuale (vedersi
ridimensionate le possibilità di accesso al divertimentificio “no
border”?!… Giammai!), si rifiutano aprioristicamente di intendere il
capitalismo come fatto totale onnicomprensivo, dunque anche culturale e
non soltanto economico, e limitano la loro critica al mondo così com’è a
una serie di patetici e innocui lamenti, in perfetto stile
“indignados”, contro quelli che gli studenti internazionali di nuova
generazione definiscono gli eccessi del liberismo in materia economica.
In altri termini, gli studenti Erasmus Generation sono contro la precarietà economica e occupazionale, ma a favore della società di mercato.
E questo atteggiamento, volutamente utilitaristico e codardo, da parte
delle nuove generazioni conquistate alle logiche individualistiche
proprie di una società di sopraffazione, rappresenta una palese,
vergognosa e insanabile contraddizione in termini. La Generazione Erasmus è parte integrante del pensiero unico della mondializzazione
e della crisi antropologica dell’uomo contemporaneo (di cui la crisi
economico/finanziaria degli Stati non è che la conseguenza diretta e
perseguita), tanto che il motto identitario di riferimento di questa
nebulosa adolescenziale postmoderna è «laissez-passer», ossia la formula
di istituzione, sin dai tempi del Codice napoleonico, del liberismo
economico negli ordinamenti giuridici di alcuni Paesi europei, Francia
in testa.
(..) La Generazione Erasmus è l’embrione sociologico di questa “nuova
classe” di servitori plaudenti della pseudo-élite globale. I giovani
cosmopoliti odierni infatti, coloro i quali il giornalista Bernard
Guetta ebbe a celebrare come «i battaglioni della democrazia» market
friendly, si limitarono, nel proprio percorso esistenziale, ad
approfittare della compressione dei costi della comunicazione e della
mobilità caratteristici dei processi di digitalizzazione e di
liberalizzazione del capitalismo e, come direbbe Emmanuel Macron, si
“misero in gioco”, ossia adeguarono il loro modus vivendi agli schemi
ideologici predisposti ad hoc dalle celebrities del liberalismo che tali
“battaglioni” avevano interesse ad arruolare per consolidare l’egemonia
ideologica, politica ed economica del regime di libero mercato
transnazionale.
La Generazione Erasmus infatti, proprio come le celebrities del
capitalismo globale, risponde perfettamente, a livello di stereotipi di
stili di vita, desiderio e consumo, «alla logica della deterritorializzazione che governa i flussi di segni di valore e informazioni» e, ideologizzata in senso propriamente neoliberale
com’è, respinge in toto quella che Formenti definisce invece la «logica
della riterritorializzazione, la logica dei corpi che cercano territori
da occupare per affondarvi le radici e ricostruire comunità».
Il
conflitto di classe contemporaneo scaturisce dalla contrapposizione,
innanzitutto metafisica e poi di prassi fattuale, tra i sostenitori (i
“nuovi europei”) dell’ideologia nichilista e giovanilistica del presente
sclerotizzato all’insegna dei cosiddetti processi progressivi necessari
dell’omologazione monoculturale americanocentrica e i fautori della
filosofia del Sacro, del Sovrano e dell’Eterno (gli “ultimi europei”).”
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