Se questo Stato e questo regime si sono macchiati di delitti contro il popolo italiano, se hanno scatenato una guerra civile, se non hanno esitato a favorire massacri, nelle forze di polizia alle loro dipendenze, se hanno privato il Paese di ogni sovranità e della dignità nazionale, allora temono la verità come la peggiore delle sventure. Chi cerca di affermare la verità è il nemico dello Stato e del regime.
Vincenzo Vinciguerra, carcere di Opera, 1 febbraio 2013.
Purtroppo, come tutti i cittadini di
questa disgraziata pseudo-repubblica, veniamo costretti dall’ignobile
potere politico che la dirige e dall’immonda propaganda mediatica ai
suoi ordini, ad ingurgitare una quantità infinita di indegne menzogne,
commista alla stomachevole ipocrisia fatta di “lacrime di coccodrillo”
istituzionali che, ad onor del vero, risultano francamente
insopportabili, visti i fatti e visto che la sceneggiata in questione si
consuma reiteratamente da decenni, sempre a danno di VITTIME del
popolo; di MORTI innocenti sui quali la colpevole democrazia
antifascista, come suo costume connaturato, specula maramaldescamente
senza ritegno! Anche quest’anno, il “signor” Mattarella, sul tema in
oggetto ha voluto propalare una invereconda carrellata di falsità “di
Stato”, rovesciando le responsabilità dello “stato fantoccio italy-ota”
agli ordini del “padrone a stelle e strisce”, sull’inesistente
“neofascismo”, il quale costituirebbe l’eterno e immancabile “demonio”,
artefice di tutte le aberrazioni “che attaccano il nostro ordinamento civile e libero” (cit)! Nonostante
gli stessi “mille” processi con i fatti relativamente emersi;
nonostante le sentenze e le indagini portate avanti; nonostante che, in
sostanza, non si è voluto stabilire né i mandanti, né l’esecutore
materiale della strage, dunque in definitiva, CHE TALI PROCESSI NON SONO
SERVITI A NULLA, ebbene, nonostante tutto questo, alcuni elementi,
sanciti dalle stesse “istituzioni democratiche” risultano
inoppugnabili. E facciamo, a questo proposito, parlare i DIRETTI
ESPONENTI DELLE SUDDETTE “Istituzioni democratiche”, che ovviamente lo
sono solo quando fa loro comodo: “…
La commessa della valigeria
Duomo di Padova dichiarò di poter riconoscere l’autore degli acquisti ma
venne ascoltata solo tre mesi dopo da un fantomatico ufficiale di
polizia che gli mostrò non la foto di Freda ma quella di Valpreda. E
solo nel 1972 la commessa riconobbe Freda dalla foto sul giornale. È
stato distrutto in circostanze misteriose il cordino della borsa che
riportava il suo acquisto al negozio di Padova. Tutto poteva chiudersi
subito, nei mesi successivi all’inchiesta.
È
stato provato che il Sid ha offerto a Ventura la possibilità di evadere
e che c’era un ufficiale di collegamento tra lo stesso Sid e la cellula
di Ordine Nuovo veneta, che rispondeva al nome di Guido Giannettini.” Chi sentenzia quanto riportato, non è un “oscuro revisionista”, come ha spudoratamente affermato il Mattarella (qui)
appioppando tale epiteto a chi in scienza e coscienza definisce tale
strage per quello che è (una Strage di GUERRA, operata dalla CIA!), ma è
il Magistrato Pietro Calogero. Lo
stesso “artificiere” DIGILIO, che ha confezionato la bomba e che è poi
divenuto “collaboratore di giustizia”, ha affermato essere contiguo ai
servizi statunitensi. Dunque, Digilio risulta attendibile quando dirige
verso i propri complici, ma non lo è quando afferma DA CHI era
manovrato!
Riportiamo in proposito le parole dello storico Angelo Ventrone, citate dal “Corriere della Sera” (qui): “Per i protagonisti delle inchieste giudiziarie ma anche per gli storici dietro i depistaggi c’era la C.I.A., che si appoggiava su un programma di «guerra non ortodossa»
(sono parole dello storico Angelo Ventrone, docente all’Università di
Macerata) per impedire l’ascesa del comunismo che dopo il ‘68 sembrava
imminente in Europa. Quindi bomba nera per provocare una svolta
autoritaria? «No, l’obiettivo era la nebbia – continua Ventrone – fermare l’ascesa comunista ma non con un golpe fascista» che sarebbe stato altrettanto dannoso. Insomma, pur in mancanza di nomi e cognomi, c’è un quadro abbastanza chiaro anche sul ruolo dei Servizi segreti.
E su Piazza Fontana, cinquant’anni dopo siamo in grado di dire chi ha
confezionato la bomba (Digilio) su ordine di chi (la cellula di Ordine
Nuovo veneta capitanata da Freda e Ventura) e perché (puntava a
instaurare un regime autoritario e mettere fine al caos Sessantottino)
con le coperture di chi (Servizi segreti o parte di essi interessati a mantenere un equilibrio politico tra gli antagonismi)
e con la spinta di chi (probabilmente la C.I.A.). Il tutto sulle spalle
di diciassette vittime e ottantotto feriti. E magari di altre centinaia
di vittime degli anni di piombo figlie naturali o acquisite della madre
di tutte le bombe: la bomba di Piazza Fontana.”
…e per concludere, noi FASCISTI de
“IlCovo” vogliamo ricordare al riguardo le parole che mettono la parola
FINE, una volta per tutte, su cinquant’anni di depistaggi della verità
(gestiti sempre dalla stessa repubblica antifascista, che assieme al
proprio padrone americano, rappresenta il vero ed unico responsabile dei
lutti e delle tragedie di cui si scrive!), la testimonianza dal carcere
di Vincenzo Vinciguerra, che chiude per sempre la bocca a tutti i
mentitori istituzionali di Stato, passati, presenti e futuri,
sbugiardandoli senza pietà!
FINE DI UN EQUIVOCO
Carcere di Opera, 10 ottobre 2013.
Era scritto. Il Tribunale di Milano ha
ufficialmente sancito la mancanza di volontà dei suoi magistrati di
trovare la verità sulla strage del 12 dicembre 1969 all’interno della Banca dell’Agricoltura di
Milano, a piazza Fontana. Negli anni ’70, Gerardo D’Ambrosio ed Emilio
Alessandrini cercarono una verità solo parziale e, soprattutto,
politicamente comoda per il regime. Ricevuti gli atti processuali dal
giudice di Treviso Giancarlo Stiz che indicavano in Franco Freda e
Giovanni Ventura due dei responsabili del massacro, esclusero a priori
la responsabilità del finto anarchico Pietro Valpreda e, con essa,
quella del finto anarchico Mario Merlino, per concentrarsi
esclusivamente sulla “cellula nera” di Padova senza riuscire a
comprendere che la contiguità di questa città con Venezia non era solo
geografica. I due seppero prosciogliere il vice capo della polizia,
Elvio Catenacci, i responsabili degli uffici politici di Roma e di
Milano, Bonaventura Provenza e Antonino Allegra, sostenendo che l’aver
taciuto ai magistrati che le borse utilizzate per gli attentati erano
state vendute a Padova, per quasi tre anni, rappresentava un fatto di “non rilevante gravità”.
Fu il procuratore della Repubblica, Aldo Fais, ad incriminare nel 1973 il responsabile dell’ufficio politico della Questura di Padova,
Saverio Molino, per aver mantenuto segrete le intercettazioni
telefoniche sull’utenza di Franco Freda che provavano l’acquisto da
parte di quest’ultimo dei timer utilizzati per gli attentati. Loro
fecero altro: chiamarono a collaborare nelle indagini il direttore dell’Ufficio affari riservati del ministero degli Interni,
Umberto Federico D’Amato. L’inchiesta passò, poi, a Catanzaro per
giustificati motivi di ordine pubblico, con buona pace ai Gerardo
D’Ambrosio che ancora oggi fa intendere che gli venne tolta perché lui
stava per arrivare alla verità.
Negli anni Novanta, la procura della Repubblica di Milano rifiutò dapprima di collaborare alle indagini svolte dal giudice Guido Salvini perché, a suo avviso, la competenza era del Tribunale di Catanzaro e,
infine, quando venne obbligata ad intervenire lo fece contro
l’inchiesta, contro il giudice istruttore Guido Salvini, contro i suoi
collaboratori, contro i testimoni che avevano la colpa di chiamare in
causa per la strage gli “ordinovisti” veneti.
L’azione di
contrasto sviluppata da Gerardo D’Ambrosio, Grazia Pradella e Felice
Casson è di pubblico dominio, non serve qui richiamarla ma solo
sottolinearne la gravità eccezionale sulla quale tutti hanno sorvolato
per ragioni politiche. I processi ultimi sulla strage di piazza Fontana
hanno visto come unico pubblico ministero convinto delle accuse che
formulava contro gli “ordinovisti” veneti Massimo Meroni, non i
suoi colleghi a cominciare da Grazia Pradella. La conclusione delle
indagini iniziate al termine dell’iter processuale, con la sentenza
della Corte di cassazione del 3 maggio 2005, non poteva essere
diversa da quella che è ora ufficialmente sancita dal giudice istruttore
Fabrizio D’Arcangelo.
Non ci dispiace, anzi siamo lieti che si sia
posto fine all’equivoco, nel quale tanti incorrono, di una magistratura
impegnata a cercare la verità, di uno Stato che non lascia nulla
d’intentato per trovarla, e cosi via blaterando. Lo Stato – lo abbiamo sempre detto – si è sempre impegnato a negare la verità e non ha lasciato nulla d’intentato per raggiungere questo fine.
In una inchiesta come quella sulla strage di piazza Fontana, la logica
processuale della ricerca delle prove sui singoli individui sospettati
di aver preso parte all’esecuzione materiale del massacro, si ritorce
contro coloro che hanno assecondato il gioco della procura della Repubblica di Milano,
in buona fede ovviamente, credendo che le segnalazioni da loro fatte su
questo o su quel testimone potessero modificare la decisione di
chiudere il capitolo una volta per sempre. Non è cosi. Su un fatto
politico di respiro nazionale ed internazionale, come l’operazione del
1969 conclusa con gli attentati del 12 dicembre a Roma e Milano, solo
una decisione politica può obbligare la magistratura a cercare la
verità, non circoscritta ai soli esecutori materiali. Gli elementi per
giungere all’affermazione della verità sul piano anche processuale, non
solo storico, ci sono tutti, manca la volontà di riunirli insieme, di
ricomporre il mosaico, di interrogare tutti i testimoni. Bisogna avere
le carte in regola per procedere ad un’inchiesta che sia degna di essere
considerata come tale. Il Tribunale di Milano, tolta
l’eccezione rappresentata da Guido Salvini, non le ha perché
storicamente nulla ha mai fatto per cercare ed affermare la verità.
Giancarlo Rognoni, ad esempio, è stato imputato per la strage di piazza
Fontana, e poi assolto dall’accusa. Ma lo sarebbe stato se la procura
della Repubblica avesse preso in considerazione che la fallita strage
del 7 aprile 1973, per il quale è stato condannato con sentenza passata
in giudicato, riproponeva alla lettera il piano preparato per il mese di
dicembre del 1969, prima le stragi (a Roma e a Milano il 12 dicembre
1969), poi la manifestazione nazionale indetta dal Movimento Sociale Italiano a Roma il 14 dicembre?
In quella primavera del 1973, i congiurati della “Rosa dei venti” in cui è intruppato Giancarlo Rognoni, lo ripropongono pari pari: prima la strage, da attribuire questa volta a Lotta Continua, il 7 aprile 1973, poi la manifestazione nazionale del M.S.I. il
12 aprile 1973, questa volta a Milano con preventiva distribuzione di
bombe a mano a un gruppo di fidati attivisti. Nessuno, fino ad oggi, ha
mai indagato sulla mancata strage del 7 aprile 1973, benché siano noti i
legami fra Giancarlo Rognoni, Carlo Maria Maggi e il comando della
divisione carabinieri “Pastrengo” di Milano. Tutti fingono di credere
che l’iniziativa di fare un massacro su treno, attribuendola ai “rossi”,
quel 7 aprile 1973 sia partita dal solo Giancarlo Rognoni. La
magistratura milanese non ha compreso allora ché la strage del 7 aprile
1973 e la successiva manifestazione nazionale del M.S.I. del 12
aprile, erano inseriti in un disegno politico organico che riproponeva
perfino le modalità esecutive di quello iniziato nel 1969.
Neanche la
strage di via Fatebenefratelli del 17 maggio 1973, che vede gli “ordinovisti” veneti agire a Milano, fa sorgere nei magistrati milanesi il dubbio che ci sia un collegamento fra Milano e Venezia. Non la procura della Repubblica di Milano,
non D’Ambrosio e colleghi hanno il merito di essere pervenuti al
processo per la strage compiuta dal finto anarchico Gianfranco Bertoli
il 17 maggio 1973 a Milano, per questo va ascritto al solo giudice
istruttore Antonio Lombardi che per venti anni ha tenuto aperto il
fascicolo nella matematica certezza che Bertoli non aveva agito da solo e
non era anarchico. Un disegno organico nel quale sono inseriti tre
episodi di strage, due dei quali eseguiti ed uno organizzato a Milano,
di cui non si trova traccia negli atti giudiziari della procura della Repubblica di Milano.
Oggi il giudice istruttore milanese, accoglie la richiesta dei pubblici
ministeri Armando Spataro, Maurizio Romanelli e Grazia Pradella, e
chiude l’inchiesta perché le indagini non possono durare all’infinito.
Riconosce, però, che risulta colpevole di concorso nella strage di
piazza Fontana Carlo Digilio, riconosciuto come tale con sentenza del 30
giugno 2001 della Corte di assise di Milano. Chi era Carlo Digilio? “Sono un agente dello spionaggio figlio di un agente dello spionaggio”,
dichiarò orgoglioso ai giudici all’inizio della sua parziale
collaborazione con la “giustizia”. Carlo Digilio, in effetti, era un
informatore dei servizi segreti americani. Franco Freda e Giovanni
Ventura riconosciuti tardivamente colpevoli erano collegati al servizio
segreto militare italiano e, uno a quello greco.
La “cellula nera” è
il prodotto della fantasia politico-giornalistico-giudiziaria, perché
in realtà si tratta di indagare sull’operato dei servizi segreti
americani, italiani, greci e così via, per i quali i tre colpevoli
lavoravano. Sopra i servizi segreti ci sono gli Stati maggiori delle
Forze armate e i ministeri degli Interni, i quali dipendono dai
rispettivi governi. E qualcuno si attende, stando così le cose, che i
giudici di Milano facciano un’indagine vera, seria, allargata agli
ideatori ed agli organizzatori del eventi del dicembre 1969? Questo
potrebbe accadere in un Paese africano, non in Italia. Qui tutti vogliono vivere felici e contenti: Gerardo D’Ambrosio è stato senatore dell’ex P.C.I.; Felice Casson è senatore ancora in carica dello stesso partito; lo stragista Franco Freda scrive articoli per “Libero”,
gli altri proseguiranno nella loro grigia carriera con la sicurezza di
essere esenti da critiche perché hanno fatto la cosa giusta per la
politica, per i partiti, per le Forze armate, i servizi segreti italiani
e stranieri, la N.A.T.O. e via enumerando. E per le vittime? Per i
giudici del Tribunale di Milano vale il detto: “Chi muore giace, chi vive si dà pace”. E loro in pace vivono e vogliono vivere.
Vincenzo Vinciguerra
…non è mai esistito alcun
neofascismo! Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, etc. etc. giù, giù,
sino al M.S.I. erano tutti gruppi controllati dai servizi segreti
italiani, cioè dalla C.I.A. statunitense! Questa gente, di fatto, è
stata sempre agli ordini della repubblica antifascista e dei suoi
padroni…altro che Fascismo!
di:
“IlCovo”
Che la giustizia sia un tritacarne strumentale me ne sono accorto anch'io, lo stato risponde a logiche diverse dalla giustizia oltre all'adagio che la verità giudiziaria è sempre diversa dalla verità dei fatti. La giustizia se serve protegge gli assassini di chi era diventato target scomodo di uno stato da sempre gobbo. Se non serve non uccide e non condanna ma distrugge quanto basta la vita delle persone scomode lasciandole "morte o moribonde" dal punto di vista civile amministrativo o di relazioni e/o economicamente come è accaduto a me. Non serve fare grandi cose od opporsi "democraticamente" allo stato stesso, basta semplicemente comportarsi da non schiavi ed osare avere un atteggiamento libero o lontano dai dettami dello status Quo e si viene colpito senza una ragione valida semplicemente per intimidire chi ha osato affinché nessuno ancora si azzardi, a volte semplicemente i cittadini sono vittime innocenti di scazzi fra poteri dello stato e allo stato dei suoi cittadini non gliene è mai fregato un cazzo. Nel mio caso vivono tranquilli i magistrati che hanno sbagliato, gli sbirri che se ne sono fregato assieme ad addetti della p.a. che hanno portato avanti indagini fatte a cazzo di cane per dimostrare il loro teorema accusatorio arrivando persino a negare documentazioni fotografiche inoppugnabili. Persino i primi avvocati da me ingaggiati proni ai voleri di polizia e p.a. perché sotto sberla loro stessi fecero di tutto per farmi finire in gabbia. La mia fortuna è stata conoscere il sistema pur non essendone parte e giocare di sponda, sostituire al momento giusto il collegio difensivo e coglionare quanto basta ispettori impiccioni e massoni intriganti che non solo conoscevano meglio di me la mia vita e le mie frequentazioni ma sapevano tutto della vita di mio padre dal 46 in avanti, a chi aveva detto di no (la mafia!) , a chi si era messo di traverso nella dc negli anni a cavallo fra i 70 e gli 80. E come questo stato abbia deciso di distruggermi prima che potessi mettermi in politica sia civilmente sia economicamente. Purtroppo per loro questo stato è talmente alla frutta che basterà una spallata. Hanno fatto male i conti. Ed i Conti tornano.
RispondiEliminajj
Scusate ma yahweh,dio ebraico,e allah sono la stessa cosa?Eggregore saturniane giusto?
RispondiEliminaAdmin moon
si sono la stessa merda,la sua rappresentazione in terra e' un cubo nero,infatti gli islamici alla mecca creano un toroide umano intorno ad un grande cubo nero.il cubo quando e' aperto forma una croce.tutto fa riferimento al pianeta saturno
Eliminanel post si continua a ripetere cia e gladiatori vari.ma la vera regia di tutti gli attentati terroristici in italia dal 46 ad oggi sono pianificati dal mossad,che prima di preparare l'attentato ha gia' individuato i colpevoli.il loro obbiettivo principale era la strategia della tensione ma anche una serie rituali cabalistici.in italia abbiamo gli anticorpi su questo genere di cose infatti non lo praticano piu' questo sistema stragista,infatti nel periodo dei finti attentati jihadisti per l'europa l'italia e' stata esentata.avranno pensato i cazari dopo le stragi dell'estremismo politico,dopo il mostro di firenze e dopo le bombe di mafia che gli italiani sono bene ammaestrati oppure che continuando a martellare con le bombe l'italiano si potrebbe svegliare.invece loro sanno bene che i migliori risultati in italia si raggiungono con un disordine continuo e attacchi della quinta colonna ben calibrati.
Schwarze Sonne
Si. Yaweh (Geova) ovvero cristianesimo ed ebraismo ortodosso, satanismo e islam sono la stessa cosa. L'ebraismo ortodosso e.... L'ebraismo ortodosdo... Sono i genitori. Cristianesimo, Islam, Satanismo (incluso Wicca che deriva dal satanismo) sono i figli.
EliminaE nel 2020 questi fantozziani servitori dell'internazionale sionista danno ancora la colpa ai camerati.
RispondiEliminaVergogna!