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lunedì 9 settembre 2013

il fascismo annientò la mafia,la democrazia la riporto al potere








Nota personale:

 In questo articolo non vogliamo esprimere particolari nostalgie o precisazioni di parte.Ma semplicemente riportare i fatti storici come sono realmente accaduti,e non come sono stati presentati dalla becera propaganda demonio-cratica,che abbisogna sempre di un nemico o un presunto opposto,(che sia il fascismo,il comunismo,il terrorismo rosso o nero,il terrorismo islamico,l'anarchia ecc.),da infangare e demonizzare,affinché possa apparire essa l'unica soluzione o la migliore possibile,mentre è la peggiore miseria che all'uomo potesse mai accadere.

La democrazia non è libertà,come falsamente è stato inculcato,la demonio-crazia è la libertà dei corrotti,dei vili e dei criminali di poter sopraffare le popolazioni e spartirsi il potere,e questo lo stiamo vedendo ogni giorno.
Il fascismo quindi viene presentato solo nella veste che più aggrada ai vincitori,o meglio l'elite satanica ebraica,che tramite il controllo sulla  finanza mondiale,opprime e schiavizza i popoli della terra.


Non vengono mai elencati i numerosi successi che il fascismo ebbe,nella sua forma di socialismo  e collabborativismo del popolo,e che gli Italiani ancora ne portano il ricordo,dalla costruzione di strade,opere architettoniche,alle riforme dei lavoratori,allo sviluppo dell'agricoltura,sviluppo del sud,alle pensioni ecc.,di cui ora si vogliono distruggere sia diritti che le stesse riforme.
Senza mai dire che il fascismo,ebbe come scopo, la lotta contro gli stessi plutocrati che oggi stanno divorando gli stati nazionali,con una crisi economica creata a tavolino da essi stessi,con cui affamano e sottomettono intere popolazioni, lasciandoli in miseria e allo sbando,nazioni che al loro interno sono guidati da traditori e criminali, servi della stessa elite.
Nell'articolo sottostante,vogliamo dimostrare con i fatti storici ,che la criminalità organizzata,è stata creata e sostenuta dalla elite ebraica,come in Italia la stessa cosa avvenne in altre nazioni,e che il governo fascista aveva nella sua volontà la sua distruzione,che fu conseguita con successo.
Mentre i reggimi demonio-cratici, abbisognano della paura costante o di un pericolo per potere garantire la  loro parassitaria sopravvivenza.

Senza una paura costante alimentata dai media di regime,la popolazione vedrebbe lo stato attuale per quello che è,una accozzaglia di criminali e traditori,servi di una oligarchia usuraia e satanica che sta dirigendo il mondo verso il baratro.

Nel regime fascista la mafia venne di fatto annientata,perché il governo fascista aveva avuto la volontà di estirparla,invece dopo l'invasine da parte degli Anglo-Americani,la mafia fu ricostituita e sostenuta dai criminali mondialisti,che la crearono negli anni del risorgimento Italiano.
Anzi la mafia stessa aiuto e diede sostegno alle truppe alleate per sbarcare in Sicilia,compiendo opere di sabotaggio contro le truppe fasciste.
Dopo l'invasione (spacciata per liberazione), gli stessi mafiosi (capre alzate),vennero messi in posizioni governative,fino ad arrivare ai giorni nostri,in cui la mafia ancora viene usata e sostenuta per i loro  scopi,anzi lo stato stesso è la mafia.

Nella terribile dittatura attuale,i criminali,i corrotti e gli uomini più inferiori,operano soprusi contro il popolo,inganni,e alto tradimento,il tutto istituzionalizzato da una pseudo democrazia becera e falsa,come tutti gli squallidi figuri che la rappresentano.
In un paese che di sovranità non ha più niente,ed è di fatto una misera colonia dell'impero USA-SION.
 I traditori che si alternano ai governi usano le frasi della solita retorica,per abbindolare i pochi fessi che ancora gli credono, di lotta alla mafia,alla disoccupazione e di abbassare le tasse,cose che non potranno mai fare perché sono essi stessi la mafia,l'usura,e sono loro che vogliono schiavi da sottomettere e tenere nella paura della fame,tramite la disoccupazione.
In una Italia tradita e venduta da tempo,all'elite satanica globalista,risulta veramente ridicolo o drammatico, affermare che ha avuto una sua vera libertà e sovranità, proprio negli anni, in cui i buffoni della demonio-crazia indicano come gli anni della privazione della libertà,gli anni del fascismo.

 white wolf








L’Italia si risolleverà. E questione di anni, di decenni, forse. Ma risorgerà, e sarà di nuovo grande, come l’avevo voluta io”.
Dopo una brevissima pausa, continuò:
“Allora sarete ancora utili per il Paese.
Trasmetterete ai figli e ai nipoti la verità della nostra idea, quella verità che è stata falsata, svisata, camuffata da troppi cattivi, da troppi malvagi, da troppi venduti e anche da qualche piccola aliquota di illusi”.


Benito Mussolini 
(ultima intervista a Mussolini rilasciata a Gian Gaetano Cabella, direttore del "Popolo di Alessandria" )



"Non so se Churchill è, come me, tranquillo e sereno. Ricordatevi bene: abbiamo spaventato il mondo dei grandi affaristi e dei grandi speculatori. Essi non hanno voluto che ci fosse data la possibilità di vivere. Se le vicende di questa guerra fossero state favorevoli all'Asse, io avrei proposto al Fuhrer, a vittoria ottenuta, la socializzazione mondiale".

Benito Mussolini



Autore: Filippo Giannini


Silvio Berlusconi, ha recentemente detto che mai nella storia italiana si ebbero tanti successi nella lotta contro la criminalità organizzata come sotto il suo governo. Ma ci fu chi, nel lontano 1924 fece di meglio: ecco come Benito Mussolini affrontò e risolse il problema mafioso.

Mussolini approdò in Sicilia, a Palermo il 6 maggio 1924. Era in programma una visita ufficiale di quindici giorni.
Da continentale, aveva una visione vaga della mafia, ma ben presto la sua conoscenza su quel fenomeno si sarebbe ap­profondita.
Acompagnato in auto, a Piana degli Albanesi, dal sindaco di quella cittadina, Francesco Cuccia, detto Don Ciccio, che ostentava sul petto la Croce di Cavaliere del Regno, pur es­sendo stato chiamato in giudizio per omicidio in otto processi, tutti risolti per insufficienza di prove, Mussolini avvertì un certo imbarazzo per il comportamento del notabile seduto al suo fianco.
Don Ciccio, osservato che il suo ospite era seguito da alcuni agenti, confidenzialmente diede un colpetto sul braccio di Mussolini e, ammiccando, gli disse: «Perché vi portate dietro gli sbirri? Vossia è con me. Nulla deve temere!».
Mussolini non rispose, ordinò di fermare la macchina e di far ritorno a Palermo.
Il giorno dopo ad Agrigento parlò ai siciliani e fu una dichiarazione di guerra alla mafia: «Voi avete dei bisogni di ordine materiale che conosco: si è parlato di strade, di bonifica, si è detto che biso­gna garantire la proprietà e l'incolumità dei cittadini che lavo­rano. Ebbene vi dichiaro che prenderò tutte le misure necessarie per tutelare i galantuomini dai delitti dei criminali. Non deve es­sere più oltre tollerato che poche centinaia di malviventi soverchino, immiseriscano, danneggino una popolazione magnifica co­me la vostra».
Mussolini rientrò a Roma il 12 maggio e il giorno dopo con­vocò i ministri De Bono e Federzoni e il capo della polizia Moncarda e chiese ad essi il nome di un uomo idoneo a battere il feno­meno malavitoso siciliano. Federzoni propose Cesare Mori. Mus­solini ordinò che venisse immediatamente convocato e, conferen­dogli l’incarico, gli raccomandò: «Spero che sarete duro con i mafiosi come lo siete stato con i miei squadristi!».




Cesare Mori

Il Governo Giolitti aveva già inviato, precedentemente, Cesare Mori in Sicilia per combattere il fenomeno mafioso. Pur avendo dimostrato note­vole perizia, Mori non era riuscito a conseguire un apprezzabile risulta­to, dati i limitati mezzi legislativi conferitigli.
Il successo dell'azione di antimafia dipendeva dalla serietà e dalla reale volontà del Governo fascista di recuperare la Sicilia allo Stato. La risposta la dette lo stesso Mussolini: «II fascismo, che ha libera­to l'Italia da tante piaghe cauterizzerà, se necessario, col ferro e col fuoco, la piaga della delinquenza siciliana».
Vennero quindi concessi a Mori, che si avvalse dell'opera dell'ottimo maresciallo Spanò, i pieni poteri e già a fine anno 1925 ottenne i primi successi: oltre 700 arresti di mafiosi accusati di omicidio, abigeato, grassazione, operati con fulminee azioni nelle Madonie, a Misilmeri, a Marineo, a Piazza Armerina. Seguì un'operazione, forse la più spettacolare, nel comune di Gangi, tra Nicosia e Castelnuovo, dove da oltre un trentennio spadroneggiavano le bande degli Andaloro e Ferrarello, bande che vennero interamente catturate.

Marzo e aprile 1926 videro nuovi successi e nuovi arresti a Termini Imerese, a Marsala, a Mazzarino, a Castelvetrano, a Gibellina. Così di seguito, mese dopo mese, centinaia di arresti liberarono dalla piovra ampie aree della Sicilia.
Il 26 maggio 1927, in apertura del dibattito sul bilancio dell'Interno, Mussolini tenne alla Camera uno dei discorsi più famosi e più interessanti ed anche uno dei più lunghi: il cosiddetto discorso dell'Ascensione, di cui citiamo un passo: «E tempo che io vi riveli la mafia. Ma, prima di tutto, io voglio spogliare questa associazione brigantesca da tutta quella specie di fasci­no, di poesia, che non merita minimamente. Non si parli di nobiltà e di cavalleria della mafia, se non si vuole veramente insultare tutta la Sicilia. Vediamo. Poiché molti di voi non co­noscono ancora l'ampiezza del fenomeno, ve lo porto io sopra un tavolo clinico: ed il corpo è già inciso dal mio bisturi».
Così Mussolini scandisce momenti e cifre dell'offensiva sca­tenata dal fascismo contro il fenomeno mafioso: successi ottenuti non solo in termini di repressione, e di miglioramento dell'ordine pubblico. Ma il successo maggiore fu l'aver ripristinato l'autorità dello Stato. Ecco i dati: rispetto al 1923, nel 1926 gli omicidi era­no passati da 675 a 299, le rapine da 1200 a 298, gli abigeati da 696 a 126, le estorsioni da 238 a 121, i danneggiamenti da 1327 a 815, gli incendi dolosi da 739 a 469, i ricatti da 16 a 2.
Sono successi significativi che avvalorano la capacità operati­va del prefetto Mori. Questi, continuando nella sua operazione, punta su patrimoni sospetti: si aprono inchieste sulle amministra­zioni comunali, si indaga sui beni di cui godono famiglie so­spette e si pretende che ne venga dimostrata la liceità, pena la confisca.
A tutto ciò faceva seguito la continua attenzione di Mussolini che sollecitava, con lettere e telegrammi, di perseverare nell'azio­ne e l'accelerazione dei processi.
Nel 1929 l'opera del prefetto di ferro si poté considerare conclusa con l'indiscussa vittoria del nuovo Stato sulla mafia.
La storiografia del dopoguerra, per motivi facilmente intuibi­li, sostiene che Mori fu allontanato perché cominciava a colpire in alto. I fatti dimostrano il contrario e cioè che Mori colpiva dove c'era da colpire, indipendentemente dai nomi, coerentemente alle disposizioni ricevute al momento dell'incarico.
Certamente si cercò di fermare l'azione dello Stato in diversi modi. Una petizione fu inviata al Duce, firmata da 400 fascisti trapanasi, con la quale si chiedeva di allontanare «l'antipatriotti­co prefetto di Bologna amico dei bolscevichi». La risposta di Mussolini fu fulminea: l'immediata espulsione dal partito dei fir­matari della petizione. Per gli stessi motivi, a febbraio 1927, ven­ne sciolto d'autorità il fascio di Palermo, rinviando a giudizio, ad­dirittura, il segretario, On. Alfredo Cucco, che fu poi processato e assolto.
Un ufficiale della Milizia, accusato di connivenza con la cri­minalità, fu condannato a dieci anni, tutti scontati.
Nel maggio 1927 venne sciolto anche il fascio di Catania.
La mafia per sopravvivere dovette emigrare oltre Atlantico e si risvegliò in Sicilia soltanto nel 1943 con lo sbarco angloameri­cano.
Lo scorso anno andai per pochi giorni di vacanza in Sicilia. Un giorno entrai in un negozio di artigianato e mi intrattenni per alcuni minuti con il proprietario, una persona colta, di “una certa età”. Ebbene egli mi assicurò che quando sbarcarono gli anglo americani in Sicilia – e questo me lo ha garantito – le truppe di invasione erano precedute da drappelli, quasi sicuramente di siculo-americani, che innalzavano una bandiera color oro, dove al centro era ben disegnato una doppia “L”. Quel signore mi ha garantito che quel simbolo indicava “Lucky Luciano”, un famoso mafioso “vittima del Fascismo” fuggito negli Usa negli anni Venti-Trenta. Su questa testimonianza non posso porre il sigillo dell’autenticità; ma è noto che gli Usa utilizzarono la mafia americana per invadere la Sicilia. In merito a questa testimonianza invito i lettori a documentarmi se a conoscenza di particolari.
Don Calogero Vizzini, uno dei capi della mafia, indicava agli alleati gli uomini giusti da mettere alla guida dei Comuni e delle Province. Genco Russo, boss mafioso che Mori aveva confinato a Chianciano, ottenne la Croce di Cavaliere della Repubblica in quanto gli venne ricono­sciuta la qualifica di vittima del fascismo.
Certamente Mori si avvalse di poteri eccezionali, indispensa­bili e proporzionati alla pecularietà del fenomeno mafioso. Que­sto è stato ben compreso ed esposto nel 1929, nel corso del processone contro la mafia, dal deputato fascista Michelangelo Abisso, patrono di Parte Civile. Nella sua lunga arringa fra l'altro ammonì: «La vittoria contro la delinquenza non è un fatto iso­lato: essa va inquadrata nel nuovo ordine di cose, nel nuovo metodo di governo; in breve, è la più tangibile manifestazione dello Stato forte e veramente sovrano (...). Debellato il male, occorre far seguire quella che i medici chiamerebbero cura ri­costituente, occorre ritemprare l'organismo, in modo che pos­sa vittoriosamente resistere ad un nuovo attacco. Occorrono strade principali e soprattutto agrarie attraverso le quali il la­voro e la civiltà possano toccare quelle zone remote e deserte che finora furono solo accessibili alla barbarie e al delitto; oc­corrono acqua e luce, telefoni e scuole che vincano gli ultimi residui di analfabetismo e di ignoranza, occorrono opere di ir­rigazione e di bonifica che consentano un più intenso sfrutta­mento delle aride zolle ed impediscano il depauperamento del­la razza, l'insidia della malaria; occorrono la piccola proprietà ed una sempre più illuminata giustizia nei rapporti tra lavoro e proprietà, sempre chiusa nella concezione gretta del privile­gio e restia alle influenze delle correnti nuove che travolgono le dighe e aprono irresistibilmente le vie dell'avvenire».
All'opera di Mori farà seguito quella del Governo, impostata su un grandioso programma di interventi, anche se ostacolata da una serie di difficoltà di origini esterne e, alla fine, forzatamente interrotta dalla disfatta militare.
Termino citando lo storico Emil Ludwig: <Mussolini sognò col Fascismo una grande Nazione. Si mise all’opera per trasformare il sogno in realtà. Creò la Nazione Italia e questa è una delle ragioni della sua grandezza di fronte al mondo e alla Storia>.
Voglio anche ricordare il rimprovero che partì dalla ,penna del più grande giornalista svizzero Paul Gentizon: <Tra i milioni di suoi compatrioti ai quali aveva reso l’orgoglio di essere italiani, non se ne è trovato uno solo, nell’ora suprema, per ricoprirlo pietosamente con un lenzuolo, e di chiudergli gli occhi. E’ la sorte dei Grandi>.

Autore: Filippo Giannini



altri link:

cia-i-veri-padroni-della-droga.html

la-vera-storia-del-risorgimento.html

democrazia-il-grande-inganno.html


operazione-gladio-la-strategia-della.html


giuseppe-mazzini-il-creatore-della-mafia.html



filippogiannini.it

2 commenti:

  1. Non si può descrivere lo sdegno che si prova quando vengono a galla certe cose. Faccio ancora fatica a crederci perché ho saputo chi era davvero Benito Mussolini solo da poco tempo, perché prima di sapere davvero chi era....per me era solo il cattivone della Seconda Guerra Mondiale che viene descritto sui libri di scuola.
    Non ero a conoscenza di quel che ha fatto per l'Italia e per gli Italiani, quindi ero all'oscuro delle pensioni, delle case, delle opere pubbliche e di tante altre cose, compreso il fatto che la mafia era fuggita in America.
    Concordo pienamente con le ultime righe del presente articolo: nessuno ha amato l'Italia e gli Italiani come lui. Ora l'Italia è allo sfascio, si commenta da sola di ciò che è diventata: una discarica.
    L'orgoglio di essere Italiani? Nella pattumiera, dato che nessuno sa più cosa significa essere Italiani. Non abbiamo più un'identità: è svanita per sempre!

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    1. E non credo poi che agli Italioti interessi più di tanto.

      Freedom!

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