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venerdì 30 ottobre 2015

Gaston Georgel: Dottrina dei cicli cosmici e movimento della Storia




"Gli storiografi dei secoli scorsi hanno considerato la teoria dei cicli cosmici come una superstizione occultista e l'hanno disprezzata. La loro ignoranza dei cicli è la conseguenza naturale del fatto che è impossibile verificare un fenomeno quando esso non è riproducibile più di una volta, dal momento che la durata di tale fenomeno riguarda un periodo troppo lungo di apparizione, in sproporzione quindi con la vita dell'osservatore, se non di tutta quella della sua razza"[1].

Dopo aver ricordato che, fino ad un'epoca abbastanza recente, la scienza ufficiale respingeva con disprezzo la teoria dei cicli, Luc Benoist si soffermò largamente sui lavori dello storiografo inglese Toynbee, il quale, senza riferirsi alla Tradizione, ha rinvenuto l'esistenza dei cicli sociali; da lì iniziò a germinare un certo interesse per la dottrina dei cicli, e a volte perfino un certa passione. La disgrazia, però, è che troppa gente si è messa a scrivere sul tema senza aver preso la precauzione di studiarlo seriamente, e da ciò è derivata una gran confusione che è ora di dissipare con un'esposizione succinta, ma chiara e precisa, della vera dottrina tradizionale dei cicli cosmici, nella maniera in cui la sto esponendo da più di 25 anni nelle mie differenti opere, scritte sotto la direzione dello stesso René Guénon.

In realtà, iniziai a interessarmi dell'argomento dei cicli cosmici nel 1932, quando mi trovai coinvolto, come per caso, nel problema degli avvenimenti storici simili ad intervalli fissi di 539 anni, interessandomi in particolare del caso del parallelismo fra Luigi IX e Luigi XVI.

Due anni più tardi, cioè, nella primavera del 1934, ebbi l'idea di allargare la questione all'insieme della Storia, e fu così, in maniera completamente empirica, che fui spinto a riscoprire l'esistenza di un ciclo cosmico tradizionale conosciuto dagli Antichi, cioè il periodo di 2160 anni durante il quale il punto primaverile percorre 30º di un segno dello zodiaco. L'unica novità da me apportata consisteva nell'affermazione secondo cui tale ciclo diriga effettivamente ed assai concretamente il corso della storia. Si noti come per gli autori dei secoli scorsi fosse impossibile tale scoperta, e ciò per due ragioni: prima di tutto perché, non conoscendo la storia propriamente detta oltre al VI secolo a.C., il campo d'investigazione dei ricercatori era molto ristretto; e in secondo luogo, perché è solo in epoca recente che sono apparse le opere utili per questo genere di lavoro. 
 



L'edizione originale dei "Rythmes dans l'Histoire" (febbraio 1937), nella quale io esponevo le mie numerose scoperte relative alle leggi cicliche della storia, fu accolta favorevolmente, e ciò mi permise di entrare in corrispondenza con René Guénon, il quale, nell'ottobre del 1937, doveva dare della mia opera una recensione che segnalava specialmente la realtà del ciclo storico ed astronomico di 2160 anni. Un anno più tardi, Guénon pubblicava a sua volta, in "Etudes Traditionnelles", un articolo dedicato alla dottrina dei cicli cosmici. Questo articolo, benché succinto, era di un'importanza capitale per lo studio dei periodi ciclici, perché svelava quello che le cifre astronomiche delle tradizioni indù e caldea occultavano. Fu quando venni indotto, seguendo René Guénon, a penetrare nel dominio di questa dottrina dei cicli cosmici (che per me e per molti altri era completamente nuovo) che sviluppai le mie due opere, "Les Quatre Ages de l´Humanité" e "L'Ere future et le Mouvement de l'Histoire", e che cercherò ora di riassumere per quanto mi sia possibile.

Innanzitutto, riportiamo le favolose cifre riportate dai testi indù:

1. durata del Manvantara: 4.320.000 anni. Questa durata si divide in quattro Età (o Yuga) di durate decrescenti. la quarta ed ultima durerebbe quindi 432.000 anni, cioè 4.320.000/10;

2. durata del Kalpa o "Giorno di Brahma": 14 x 4.320.000 = 60.480.000 anni;

3. durata dell' "Anno di Brahma": 360 x 60.480.000 anni = 21.772.800.000 anni.

4. durata del Para (o "Vita di Brahma"): 100 anni di Brahma = 100 x 21.772.800 anni.

La tradizione caldea, da parte sua, partiva da un Saros di 600 anni, per terminare in un ciclo di 36.000 anni = 60 x 600 anni; in seguito, da lì al ciclo di 432.000 anni = 12 x 36.000 anni.

E, per finire, bisogna segnalare ancora il Grande Anno platonico, la cui durata è di 12.960 anni.

Detto questo, conviene lasciare la parola a René Guénon, che scriveva: "Dicesi "Kalpa" lo sviluppo totale di un mondo, o di un grado dell'Esistenza universale". È necessario aggiungere a questa definizione l'osservazione seguente, molto importante: "il Kalpa è la durata totale di un mondo, e non può rimanere compreso in nessun ciclo più esteso".

Questa affermazione sembra contraddire il testo indù sopra citato, dove si parla di un "Anno di Brahma" che corrisponderebbe a 360 Kalpa o "Giorni di Brahma". Per risolvere questa difficoltà, bisogna rifarsi ad un altro articolo di René Guénon, intitolato "La catena dei mondi", nel quale si dimostra come le espressioni "Anno" e "Vita di Brahma" facciano uso di un simbolismo temporale che assimila i mondi o gli stati di esistenza con cicli successivi; e, in fondo, questa nozione di un incatenamento causale costituisce il vero senso di quello che è tradotto simbolicamente con le apparenze di una successione ciclica...

Non v'è spazio per considerare, nel dominio temporale, un altro ciclo che il Kalpa; in altri termini, non v'è un ciclo di molti Kalpa, bensì solamente sottomultipli.

Il Kalpa, o ciclo di un mondo, si divide in 14 Manvantara, che formano due serie di settenari, in un certo modo "simmetrici", ad immagine della successione altrettanto simmetrica dei sette anni di abbondanza seguiti dai sette anni di siccità. Inoltre, i primi sette Manvantara, cioè, i sei passati e l'attuale che sta giungendo alla sua fine, sono messi in corrispondenza con gli Asura, o "demoni", ed i sette Manvantara futuri lo sono con i Déva, o dei.

Osserviamo ora un Manvantara: etimologicamente questa parola significa "era di un Manu”[2], e come ciclo, indica quello di una Umanità della quale il Manu è il Reggente. La sua durata è di cinque Grandi Anni, cioè: 5 x 12.960 = 64.800 anni.

Questo sembra contraddire le cifre precedenti della dottrina indù, ma, in realtà, come scrisse Guénon: "Quello che bisogna considerare in tali cifre è solamente il numero 4.320, e non gli zeri più o meno numerosi che gli seguono, e che possono essere soprattutto destinati a confondere quanti volessero darsi a certi calcoli... ". A tal riguardo, ci si potrebbe domandare perché René Guénon abbia allora svelato quanto era stato nascosto fino ad allora. La ragione è semplice: oggi siamo nei "Tempi Ultimi" nei quali "tutto sarà svelato", in quanto ora come ora è più sconveniente "nascondere la luce sotto lo staio" che collocarla sul candeliere "affinché brilli ed illumini tutta la casa".

Detto questo, si può immediatamente notare che abbiamo:

1) 4320 anni = 2 x 2160 anni

e:

2) 3 x 4320 anni = 12.960 anni.

Ciò significa che il periodo cosmico di 4320 anni corrisponde cioè al tempo che impiega il punto primaverile a percorrere due segni dello zodiaco, ovvero un arco di 60º. A ragione del punto 1, sarà quindi ogni 72 anni, in quanto 60 x 72 = 4320 anni. Quanto alla durata globale del ciclo di precessione, si può osservare che è di 360 x 72 = 25.920 anni[3]
 



Date queste spiegazioni, possiamo ritornare al Kalpa. Si è visto che esso si divideva in 14 Manvantara di 64.800 anni ognuno, il che ci dà, per i 7 Manvantara passati compreso l'attuale, 7 x 64.800 anni = 453.600 anni. Allo stesso modo, la durata globale dei 7 manvantara futuri sarà di: 7 x 64.800 anni = 453.600 anni. Il che ci porta, per la durata totale del Kalpa o Ciclo di un mondo, a 2 x 453.600 anni = 907.200 anni.

Si potrà osservare come siamo ben lontani non solamente delle cifre favolose della tradizione indù (e il perché di questo punto ci è già stato spiegato da René Guénon) ma anche dai miliardi di anni che assai generosamente i geologi concedono al nostro pianeta, così come delle centinaia di milioni di anni che si attribuisce alle "ere geologiche". Si potrebbe essere tentati di respingere in blocco tutte le affermazioni della scienza moderna, ma qui sorge una difficoltà, in quanto vediamo in effetti che, per quanto riguarda i fatti relativamente recenti della preistoria, la cronologia tradizionale concorda quasi del tutto con quella degli studiosi moderni.

Le contraddizioni di cui abbiamo parlato sopra hanno origine da una concezione differente del tempo: in tutte le dottrine tradizionali il tempo è considerato come ciclico, mentre, per i moderni, esso è rettilineo. Detto in altro modo, la cronologia ciclica tradizionale può essere iscritta in un circolo, il punto di tangenza coincidendo col punto di partenza delle due cronologie, e si vede immediatamente che: 1) nelle vicinanze del punto di tangenza le due cronologie quasi coincidono, ma: 2) esse differiscono quanto più ci allontaniamo dal punto di tangenza. Nel limite, il tempo rettilineo tende verso l'infinito o, detto in altro modo, verso cifre eccessivamente grandi, mentre, al contrario, il tempo ciclico supererà appena i 450.000, il che ci porta ad una cifra relativamente minore.

Detto questo, è necessario tornare ora al Manvantara per poter studiare, almeno succintamente, le sue grandi suddivisioni. Mi basterà per ciò riassumere l'opera che ho dedicato a questa importante questione: "Les Quatre Ages de l´Humanité". Ricorderò in primo luogo cosa bisogna intendere per "Manvantara":

"Nella tradizione indù, si chiama Manvantara il periodo ciclico di 64.800 anni che corrisponde allo sviluppo totale di un'umanità della quale il Manu è il reggente. Questa umanità si espanderà su una ‘Terra’ che abbia i suoi poli ed il suo aspetto propri, passando per differenti fasi successive (Età o Grandi Anni) fino all'esaurimento totale delle sue possibilità, dopo il quale un cataclisma cosmico investirà la posizione del globo e l'aspetto del cielo, e poi la posizione dell'asse dei poli, per dare di seguito luogo a "Nuovi Cieli" e a una "Nuova Terra", dimora prima di tutto paradisiaca di una nuova umanità che sarà diretta dal Manu del nuovo Manvantara".

È così, per esempio, che, nella tradizione indù, all'origine del Manvantara attuale si descrive la transizione cataclismica da un ciclo all'altro sotto la forma di un diluvio un po' analogo a quello biblico, benché quest'ultimo sia molto più recente. Nei due casi le Scritture ci insegnano che Dio ordinò ad un giusto di costruire "l'arca nella quale dovranno essere rinchiusi i germi del mondo futuro durante il cataclisma che segnerà la separazione dei due Manvantara successivi". Questo giusto si chiama Satyavrata nella tradizione indù, e si trasforma nel Manu Vaivaswata del ciclo attuale. In ciò si può vedere come la sua funzione sia simile a quella di Noé, la cui Arca contiene ugualmente tutti gli elementi che serviranno per la restaurazione dal mondo dopo il Diluvio" (René Guénon).

Dopo questa breve digressione dedicata all'origine del presente Manvantara, bisognerà studiare le sue grandi divisioni, che sono:

1) Una divisione ternaria in 3 cicli polari di uguale durata, cioè: 3 x 21.600 anni = 64.800 anni;
2) Una divisione quaternaria in quattro età di durata decrescente che sono: l'Età dell'Oro, l'età dell'Argento, l'Età del Bronzo e l'Età del Ferro.
3) Una divisione quinaria in 5 Grandi Anni di uguale durata, cioè: 5 x 12.960 = 64.800 anni.

Della divisione ternaria, che nessuna tradizione menziona, dirò solamente che le sue tre fasi successive corrispondono rispettivamente alle tre funzioni profetica, sacerdotale e regale, del "Re del Mondo". In particolare, la funzione profetica si manifesta nella 1ª fase, la funzione sacerdotale nella 2ª, e la funzione regale nella 3ª ed ultima fase. Ritroveremo inoltre questa divisione ternaria parlando a proposito di certi periodi secondari relativamente recenti, e ci sarà allora possibile confrontare quest
a divisione ternaria coi dati della Storia, cosa che qui non è possibile. 
 



Con la divisione del Manvantara in quattro Età (d'Oro, d'Argento, di Bronzo e di Ferro), entriamo in un dominio ben conosciuto: le differenti tradizioni indo-europee[4] sono in effetti molto prolisse su questo tema. In primo luogo quello che esse c'insegnano è che le diverse durate delle quattro Età sono rispettivamente proporzionali ai numeri 4, 3, 2 e 1, il cui totale vale 10. Quindi, la durata della quarta età è uguale alla decima parte della durata globale del Manvantara, il che ci dà: 64.800 / 10 = 6.480 anni.

Da ciò si deduce facilmente la durata delle tre età precedenti:

- Durata dell'Età dell'Oro: 4 x 6.480 = 25.920 anni
- Durata dell'Età dell'Argento: 3 x 6.480 = 19.440 anni
- Durata dell'Età del Bronzo: 2 x 6.480 = 12.960 anni
- Durata dell'Età del Ferro: 1 x 6.480 = 6480 anni

- Durata totale del Manvantara = 64.800 anni

Partendo da ciò, e ammettendo il 2030 come data della fine dell'età del Ferro[5], è facile stabilire una cronologia, almeno approssimativa, delle quattro Età, che darebbe il principio dell'età dell'Oro per l'anno 62.770 a.C., da cui approssimativamente risulterebbe la seguente tavola cronologica:

Età dell'Oro: dal 62.770 al 36.850, a.C.
Età dell'Argento: dal 36.850 al 17.410, a.C.
Età del Bronzo: dal 17.410 al 4450, a.C.
Età del Ferro: del 4450, a.C. al 2030, d.C.

Si sa, inoltre, che alle durate decrescenti delle Età successive corrisponde una degradazione progressiva del mondo in generale, e dell'umanità in questione. Per spiegare questo processo di regressione, la dottrina indù si basa qui sulla teoria dei tre "gunas ", o tendenze:

La Bontà (Satwa = tendenza ascendente);
La Passione (Rajas = tendenza espansiva);
L'Oscurità (Tamas = tendenza discendente).

Abbiamo quindi le qualità, o tendenze, che si manifestano nell'uomo; attivate dal tempo, esse agiscono nell'anima.

Quando l'organo interno (antakharana), l'intelligenza (buddhi) ed i sensi condividono soprattutto la "Bontà", (tendenza ascendente, "Satwa", luminoso), abbiamo il Krita-Yuga (Età dell'Oro), la quale si compiace nella scienza del Tapas (traducibile approssimativamente come "austerità"). Quando gli esseri si volgono nel dovere, nell'interesse, nel piacere, allora v'è il Tréta-Yuga, nel quale domina la Passione (Rajas = tendenza espansiva). Quando regnano la concupiscenza, l'insaziabilità, l'orgoglio, l'impostura, l'invidia, in mezzo ad attuazioni interessate, v'è allora il Dwâpara-Yuga (Età di Bronzo), dove dominano la Passione (Rajas), e l'Oscurità (Tamas = tendenza discendente, tenebrosa). Infine, quando regna l'inganno, la bugia, l'inerzia, il sonno, la frode, la costernazione, il malumore, le confusioni, la paura, la tristezza, quell'età si chiama Kali-Yuga (Età di Ferro), la quale è esclusivamente tenebrosa (presenza della sola tendenza discendente, Tamas)".





Questa è, nella dottrina indù e nella tradizione romana, la definizione delle quattro Età (o Yuga). La tradizione greca, della quale c'informa Esiodo ne "Le Opere e i Giorni", menziona inoltre un'altra Età, l'Età degli Eroi, che in realtà altro non rappresenta che la prima metà dell'Età Oscura, Kali-Yuga (o Età del Ferro per i Latini)[6].

Nella Bibbia, l'Età dell'Oro è vista "abbreviatamente": essa è simboleggiata dal Paradiso terrestre della Genesi, e termina con il significativo episodio della caduta. Le due età seguenti, quelle d'Argento e di Bronzo, non sono chiaramente distinte, ma la transizione dall'Età di Bronzo all'attuale Età Oscura è ben descritta, almeno a livello simbolico, nel celebre episodio della "confusione delle lingue". La degradazione del mondo dopo la "Caduta", ovvero dopo la fine del'Età dell'Oro, è ugualmente descritta nel seguente passaggio del Libro della Genesi : "Il suolo è maledetto per causa tua.... con penoso lavoro otterrai l'alimento per tutti i giorni della tua vita; ti produrrà spine e cardi, e mangerai l'erba dei campi".

È necessario aggiungere, a queste nefaste conseguenze della Caduta, il fatto che la durata della vita umana diminuisce durante il corso delle Età, mentre il male, cioè il disordine, si estende sul mondo. Ma la Caduta avrà ripercussioni geografiche altrettanto importanti, come si potrà vedere ora a proposito della successione dei cinque Grandi Anni.

Abbiamo visto precedentemente che la durata del Manvantara, cioè 64.800 anni, si divideva naturalmente in cinque Grandi Anni di 12.960 anni ognuno. La successione di questi cinque periodi successivi può essere relazionata coi cinque elementi, o con i quattro punti cardinali più il centro. In effetti, come dice René Guénon: "il numero cinque, essendo quello dei Bhûtas, o elementi del mondo sensibile, deve avere necessariamente una speciale importanza dal punto di vista cosmologico... si dovrebbe perfino considerare una certa correlazione tra i cinque Bhûtas ed i cinque Grandi Anni successivi."

Queste osservazioni permettono di stabilire la seguente tavola di corrispondenze :

Elementi: Etere - Aria - Fuoco - Terra - Acqua
Punti cardinali: Polo - Oriente - Sud - Occidente - Nord
Grandi Anni: Primo - Secondo - Terzo - Quarto - Quinto
Razze: Primordiale - Gialla - Nera - Atlantidea - Bianca
Temperamenti: Equilibrato - Nervoso - Sanguineo - Bilioso - Linfatico

Per completare la tavola precedente, rimane da stabilire la cronologia dei cinque Grandi Anni successivi, da cui origina il seguente schema:

Grande Anno: Primo
Cronologia: dal 62.770 al 49.810 a.C.
Razza: Primordiale
Situazione: Polare
Continente: Iperborea

Grande Anno: Secondo
Cronologia: dal 49.810 al 36.850 a.C.
Razza: Gialla
Situazione: Polare
Continente: Lemuria

La Caduta: intorno al 36.850 a.C. - Il Gran Cambiamento

Grande Anno: Terzo
Cronologia: dal 36.850 al 23.890 a.C.
Razza: Nera
Situazione: Australe
Continente: Gondwana

Grande Anno: Quarto
Cronologia: dal 23.890 al 10.930 a.C.
Razza: Atlantidea
Situazione: Occidentale
Continente: Atlantide

Il Diluvio: intorno al 10.930 a.C. - Sprofondamento dell'Atlantide

Grande Anno: Quinto
Cronologia: dal 10.930 a.C. al 2030 d. C.
Razza: Bianca
Situazione: Nordica
Continente: Europa
 


 

Questa tavola cronologica che succintamente riassume la successione dei cinque Grandi Anni durante il corso del Manvantara richiede numerose osservazioni. Qui ne citerò alcune, pregando il lettore di riferirsi, per il resto, alla mia opera "Les Quatre Ages de l'Humanité". È necessario innanzitutto sapere che i primi due Grandi Anni, dato che ricadono nell'Età dell'Oro, non hanno lasciato tracce materiali del loro passaggio sulla terra (i paesi felici non hanno storia...) bensì solamente tradizioni: prima di tutto la Tradizione Primordiale, di origine Iperborea, che si è trasmessa fino a noi tramite i Veda, e in seguito una Tradizione di origine orientale che è conservata nella Genesi biblica.

A partire dalla Caduta, si può facilmente osservare come la cronologia citata concordi coi dati della Preistoria; la concordanza sarebbe perfino perfetta se gli scienziati si occupassero seriamente del problema dell'Atlantide, il continente di cui parlava Platone il cui sprofondamento doveva segnare il fine del Paleolitico ed il seguente principio del Neolitico, che corrisponde approssimativamente alla prima metà del quinto ed attuale Gran Anno, e che termina con la fine dell'Età Oscura. D'altra parte, l'attuale ed ultimo Grande Anno può, in ragione della legge di analogia tra i cicli, dividersi a sua volta in cinque fasi di 2592 anni ognuna, cioè, arrotondando, di 26 secoli; e l'ultima di queste cinque fasi coincide con quel periodo propriamente storico chiamato "Ciclo del Profeta Daniele" (dal 570 a.C. al 2030 d.C.). Ma in questa sede non entreremo nel dominio della storia classica, che merita e richiede un studio speciale.





Quando iniziai, nel 1946, a studiare la storia alla luce della dottrina tradizionale dei cicli cosmici, mi resi conto che stavo entrando in un dominio completamente nuovo, che nessuno aveva mai esplorato, e nel quale mi sarei perso se René Guénon non mi avesse aiutato coi suoi consigli ed appoggiato, nel caso, con i suoi commenti positivi.

La prima delle mie scoperte riguardava la divisione in quattro "Età", da un lato, del Millennio cristiano (Millennium), e, dall'altro, del seguente “Ciclo Moderno”; Ecco quanto in merito pensava René Guénon (lettera del 6-4-1946):

"Quello che lei mi espone a proposito delle divisioni del periodo millenario dal 313 al 1313 e del periodo seguente mi sembra molto interessante, e non vedo che cosa vi si potrebbe obiettare. Mi sembra, come a lei, che tutto ciò potrebbe trovare uno spazio nella nuova edizione del suo libro".

In realtà, bisognava includere la pubblicazione di dette scoperte in un libro speciale; notai, in effetti, che il tema era più ampio di quanto in principio non avessi creduto. Avrei allora dovuto sezionare, se mi è permesso, i differenti “ingranaggi” del ciclo cristico, e mi occupai di comunicare a René Guénon il risultato delle mie investigazioni; in risposta, egli mi scrisse (lettera del 5-10-1949):

"Mi rallegra sapere che ha corretto le prime bozze della sua prossima opera e che le ha già preparate. Le sue osservazioni circa i differenti cicli che si integrano esattamente in alcuni altri sono molto interessanti, e chissà che, se continua il suo lavoro in questo senso, lei non possa scoprire dell'altro ".

Quello che avevo trovato era la chiave della celebre profezia relativa al colosso con i piedi di fango; in effetti, notai che le altezze delle quattro parti della statua erano rispettivamente proporzionali ai numeri 1, 2, 3 e 4 della Tetraktis pitagorica, e si può osservare che queste sono, in senso inverso, le proporzioni delle quattro Età dell'Umanità. Consultato a questo proposito, René Guénon mi rispose (lettera del 24-4-1950):

"La sua scoperta delle proporzioni della statua è davvero curiosa e merita di essere esposta nel suo libro al completo; ma come considera il rovesciamento tra le quattro Età e le differenti parti della statua?".

Tale rovesciamento si spiega facilmente se si osserva in primo luogo che le proporzioni delle differenti parti della statua sono le stesse di quelle delle età della vita umana; orbene, per passare dal microcosmo (che qui sarebbe il ciclo individuale umano), al macrocosmo (cioè all'intero Manvantara), dobbiamo applicare la regola del rovesciamento: "Quello che sta sotto è come quello che sta sopra, ma in senso inverso". Questa spiegazione trovò il consenso del maestro, che mi diede così il suo accordo (lettera del 18 Luglio 1950):

"La spiegazione da lei considerata circa il rovesciamento delle proporzioni delle quattro parti della statua è con sicurezza molto plausibile".

Tenendo conto delle scoperte precedenti, mi fu possibile offrire due interpretazioni complementari del commento di Daniele relativo alla statua di piedi di fango:

1) le quattro parti della statua (testa, busto, ventre, e gambe e piedi) simboleggiano i quattro "regni" del millennio antico: babilonese, persiano, greco e romano. Le durate successive di questi quattro regni sono in effetti approssimativamente di 1, 2, 3 e 4 secoli, il che ci dà in totale 1000 anni.

2) le differenti parti della statua rappresentano, tenendo questa volta in conto il rovesciamento delle proporzioni per quanto la loro durata, le età successive del "Ciclo di Daniele", cioè della quinta ed ultima divisione quinaria dell'attuale Grande Anno. D'altra parte, un tale ciclo, che comincia nel secolo VI a.C., rappresenta l'insieme della storia classica. Non è eccessivo segnalare l'importanza di una tale indicazione: significa in effetti che la nostra storia è sottoposta alle leggi cicliche enunciate nella dottrina tradizionale dei cicli cosmici, e specialmente nella divisione di certi periodi secondari in quattro fasi analoghe alle quattro Età (d'oro, d'argento, di bronzo e di ferro) di durate rispettivamente proporzionali ai numeri 4, 3, 2 e 1. E' quest'ultimo metodo di divisione che ho proposto di designare come "Movimento della Storia", poiché si applica a periodi propriamente storici. Ma attenzione, questo "Movimento della Storia" è forzosamente "discendente", dato che è provocato dalla Caduta e deve infine terminare nel regno, del resto effimero, dell'Anticristo. A dire il vero, e come René Guénon ha ripetuto in numerose occasioni, "in realtà, le due tendenze ascendente e discendente coesistono sempre in ogni manifestazione, e mai si può parlare del predominio di uno sull'altro, senza escludere la considerazione di quell'altra" (lettera del 28-1-48).

Le scoperte delle quali ho appena parlato sono state esposte e sviluppate nella mia terza opera, "L'Ere future et le Mouvement de l'Histoire", che doveva apparire presso le edizioni "La Colombe" nel maggio del 1956.

"L'Era futura" che io annunciavo approssimativamente per il 1957, è effettivamente iniziata nel 1958 col ritorno al potere del generale De Gaulle. Partendo dal 1958 come inizio della 4ª ed ultima fase del ciclo moderno, mi è stato possibile stabilire una cronologia esatta, da una parte, del Ciclo moderno, e, dall'altra, del Millennium, cronologia che può riassumersi come segue:

I, Cronologia del Millennio cristiano, o Milennium (310-1310)
Inizio: verso il 310. Regno di Constantino.
Età dell'Oro: 310-710. Si suddivide in due fasi, una romana e l'altra franca.
Età dell'Argento: 710-1010. Più o meno l'era carolingia.
Età del Bronzo: 1010-1210. apparizione della borghesia.
Età del Ferro: 1210-1310. periodo popolare con suo apogeo sotto San Luigi.
Fine del Milennium: il 13 maggio di 1310: Distruzione dell'ordine del Tempio ed inizio del regno di Mammona[7].



II, Cronologia del Ciclo moderno (durata: 720 anni).
Inizio: 13 maggio di 1310, sotto Filippo il Bello. 54 templari sono bruciati vivi a Parigi.
Età dell'Oro: 1310-1598, durata: 288 anni = 4 x 72.
Si suddivide in due fasi:
a) da 1310 a 1453/54: periodo di transizione e Guerra dei 100 anni.
b) da 1453 a 1598: Rinascimento, Riforma e Guerre di Religione.
Età dell'Argento: 1598-1814, durata: 216 anni = 3 x 72. Periodo aristocratico e regno dei Borboni, finito con la Rivoluzione.
Età del Bronzo o Età borghese: durata: 144 anni = 2 x 72. Periodo borghese e capitalista finito con la quarta Repubblica (1814-1958).
Età del Ferro: da 1958 al 2030, durata teorica: 72 anni. Età "popolare."

4x7,2=28,8
3x7,2=21,6
2x7,2=14,4
1x7,2=7,2

1958+28,8=1986+21,6=2008,4+14,4=2022,8+7,2=2030.
1958+7,2=1965,2+14,4=1979,6+21,6=2001,2+28,8=2030

Si possono fare numerose osservazioni in merito alle due tavole sopra esposte. Eccone alcune: in primo luogo, si può constatare che la metà esatta del Millennium, cioè l'anno 810, corrisponde al regno di Carlo Magno (cioè ad una fase di apogeo), e la stessa cosa succede nella metà del ciclo moderno, cioè nel 1670, che appartiene al più bel periodo del regno del Re Sole, Luigi XIV. Anche la metà dell'Età di Ferro del Millennium, il 1260, è sotto il regno di San Luigi, il che è un'altra fase di apogeo. Dobbiamo, ancora una volta, citare René Guénon, che dice (lettera del 29-3-1.938):

"non bisogna dimenticare che ogni ciclo particolare implica forzosamente, nel suo insieme, una fase ascensionale o crescente, seguita di una fase discendente".

Applichiamo ciò all'insieme del Ciclo Cristico che va dal 30 d.C. al 2030 d.C., nel quale si integrano i due periodi menzionati, il Millennium (310-1310) ed il Ciclo moderno (1310-2030). Si vede immediatamente che la metà del Ciclo Cristico (l'anno 1030) corrisponde all'apogeo della Chiesa.

Questi 2000 anni della vita della Chiesa possono dividersi naturalmente in due millenni successivi, uno di crescita o salita, e l'altro di decadenza. Ma questo non è tutto. Ognuno di questi due millenni può suddividersi a sua volta in sette fasi secondarie di 143 anni ciascuna, poiché 7 x 143 = 1001. Dall'anno 30 all'anno 1030 vi sono effettivamente compresi 1001 anni, ed anche dal 1030 al 2030. In questo modo, il Ciclo Cristico di 2000 anni appare come un doppio settenario analogo, da un lato, a quello dei sette anni di abbondanza e sette di siccità, e, dall'altro, all'insieme del Kalpa o ciclo di un mondo, il quale implica, come è noto, sette Manvantara passati e sette Manvantara futuri.

Il fatto che il Ciclo Cristico che viene a concludere l'attuale e settimo Manvantara sia la metà esatta dell'intero kalpa ci permette di comprendere la frase di Cristo: "Non sono venuto ad abolire la legge, bensì a compierla". Questo sia detto per dimostrare il grossolano errore degli occultisti "cristiani" che affermano imperativamente che "l'astrologia è falsa dall'incarnazione del Verbo"; questi disgraziati non capiscono che in questo modo definiscono Cristo come "Grande Anarchico dell'Universo", il che è assurdo.

Ho precedentemente afferamto che la durata del “Ciclo Cristico” sarebbe di 2000 anni. Si può arrivare a questa data, già proposta da alcuni Padri della Chiesa e confermata dalla Profezia dei Papi (come da quella del Re del Mondo), mediante un semplice ragionamento basato sulla Profezia evangelica relativa alla Fine dei Tempi. Tale Profezia si realizzò già per la prima volta dopo 40 anni[8], e 40 è il numero che indica la perfezione della penitenza; la realizzazione finale, che sarà una nuova Pentecoste, dovrà allora avvenire 2000 anni (50 x 40 = 2000) dopo l'Ascensione, poiché 50, perfezione della ricompensa, è anche il numero della Pentecoste.

Il Ciclo Cristico si può allora tracciare in questo modo: 2000 = 50 x 40. Orbene, questi cinquanta periodi "penitenziali" di 40 anni possono, tenendo conto degli insegnamenti dell'Apocalisse, raggrupparsi in questo modo:

1) 7 periodi di 40 anni = 280 anni, dal 30 al 380: il tempo delle persecuzioni.
2) 25 periodi di 40 anni = 1000 anni, dal 310 al 1310: il Milennium.
3) 18 periodi di 40 anni = 720 anni, dal 1310 al 2030: il Ciclo Moderno. 
 




Troviamo così di nuovo questi due cicli, il Milennium ed il Ciclo Moderno. Quanto a quest’ultimo, si può facilmente osservare come esso rappresenti la terza fase ternaria del ciclo di 2160 anni (o “Ciclo di Cesare”, che va dal 130 a.C. al 2030 d.C.), con il quale termina l'Età Oscura, e con essa il Manvantara. La durata dell'Età Oscura, cioè 6480 anni, si divide naturalmente in 3 "Anni Cosmici" di 2160 anni ciascuno, dei quali l'ultimo (che ho chiamato “Ciclo di Cesare” perché tale è il nome che domina tutta la Storia dalla fondazione dell'Impero Romano), si suddivide a sua volta in 3 cicli secondari di 720 anni ciascuno: il primo, dal 130 a.C. al 590 d.C., è relativamente "profetico" (la qual cosa è confermata dall'apparizione di Cristo[9]); il secondo, dal 590 al 1310, è "sacerdotale", perché vede il trionfo del Papato verso l'anno 1000; e infine il terzo, dal 1310 al 2030, è "regale" o "dittatoriale", poiché ha visto il potere temporale diventare onnipotente. Tale è dunque il Ciclo Moderno, dal 1310 al 2030, che si integra perfettamente nell'insieme dei cicli cosmici.

Per concludere questo breve riassunto della dottrina dei cicli, vorrei dimostrare, mediante un esempio recente, l'attualità dei "Ritmi della Storia" che scoprii già più di 50 anni fa. Desidero parlare specialmente del periodo ciclico di 539 anni (o, arrotondando, di 540) che separa certi fatti storici della vita di San Luigi ad analoghi fatti avvenuti nella vita di Luigi XVI. Prolungando questo parallelismo fino ai nostri giorni, si scopre quanto segue:

Nel maggio del 1429, Giovanna d'Arco, liberando Orléans, cambia il corso della storia[10]. 539 anni più tardi, cioè nel maggio del 1968, uno studente, Cohn-Bendit, farà la stessa cosa a Parigi; più tardi, nell’Irlanda del Nord, Bernadette Devlin, soprannominata la "Giovanna d'Arco irlandese", solleva il paese contro gli inglesi. Bernadette sarà fatta prigioniera nel 1970, cioè 540 anni dopo Giovanna d'Arco, che fu arrestata a Compiège nel 1430.

Carlo VII fu incoronato a Reims nel Luglio del 1429; 540 anni più tardi, il "delfino" Georges Pompidou fu eletto presidente della Repubblica. Il suo programma, la riconciliazione dei francesi, sarà uguale a quello di Carlo VII.

Il 30 maggio del 1431, Giovanna d'Arco venne arsa viva a Rouen. 539 anni dopo, nel 1970, numerosi giovani si suicidarono dandosi fuoco. Peggio ancora, nella festa di Tutti i Santi dello stesso anno 1970, 146 giovani morirono bruciati nell'incendio di una discoteca. Precedentemente, a Praga, lo studente Jean Pallach si diede fuoco per protestare contro l'invasione sovietica.

Per concludere, ricorderò che non ci stiamo avvicinando alla "Fine del Mondo", bensì alla "Fine di un Mondo", e questo avvenimento presenterà un'importanza eccezionale nel senso che rappresenterà veramente il "Centro dei Tempi" per quanto riguarda la totalità del Kalpa: e non è casuale che proprio allora Cristo ritornerà allora in tutta la sua Gloria ed in tutta la sua Potenza[11].

 
 
 
Traduzione dallo spagnolo a cura di Talib





note:


[1] Luc Benoist, "Retour aux cycles" ("Études Traditionnelles", nº 421-422).
[2] A proposito della natura e della funzione del Manu, vedasi René Guénon, “Il Re del Mondo”. Adelphi (cap.II: Regalità e Pontificato. pag. 17). NdT
[3] Gli astronomi moderni offrono cifre un poco differenti, e senza interesse per noi, poiché in questa sede noi ci basiamo unicamente sui dati tradizionali.
[4] Si tenga presente che “le parentele linguistiche e culturali tra i diversi gruppi etnici dei cosiddetti ‘popoli indoeuropei’ non devono far supporre l’esistenza di una comune razza originaria, ma soltanto la presenza di elementi simili dovuti ad una comune origine tradizionale” (Paolo Urizzi, “Regalità e Califfato”. In: “Perennia Verba”, numero 6/7 pag. 19). Sugli indoeuropei, vedasi inoltre le opere di Georges Dumezil, nonché il “Vocabolario delle istituzioni indoeuropee” del Benveniste. NdT
[5] Come l'autore spiega nel suo studio "La definizione di 'Ultimi Tempi' secondo la dottrina tradizionale dei Cicli Cosmici", anch’esso da noi tradotto in lingua italiana. NdT
[6] E che secondo il mito greco perì sotto le mura di Troia. NdT
[7] Sulla figura dell'Ordine del Tempio nell’opera di René Guénon, vedasi: http://www.mondimedievali.net/Cantosirene/Templari.htm. NdT
[8] Cioè quando il Tempio di Gerusalemme venne distrutto dall'Imperatore Tito nel 70 d.C. NdT
[9] Si osservi anche come gli anni che vedono la conclusione di questo ciclo coincidano col periodo della nascita del Profeta Muhammad, che è appunto il “sigillo della Profezia”. NdT
[10] Su Santa Giovanna d'Arco e sulla sua funzione, vedasi anche lo studio di Michel Vâlsan intitolato “Giovanna D'Arco” (Edizioni All'Insegna del Veltro), che non sarebbe però privo di imperfezioni. NdT
[11] Per quanto riguarda le opere di Gaston Georgel, vedasi anche le recensioni scritte da Guénon e pubblicate nella raccolta postuma “Forme Tradizionali e Cicli Cosmici” (edizioni Mediterranee). NdT
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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