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martedì 4 giugno 2013

LA TOMBA DI TRILUSSA e IL CULTO DI MITHRA Parte prima


In questo mito nato in Persia nel ventre del dualismo zoroastriano - dove Ahura Mazda è il dio della Luce e Arhiman il dio delle Tenebre -, Mithra rappresenta, in questa eterna lotta ciclica, il figlio della Luce - simile in questo a Cristo - che uccide le Tenebre rappresentate dalla forza taurina, terrestre, ctonia, impulsiva, generativa, del Toro che deve essere dominato, facendone sgorgare con un pugnale il sangue, linfa vitale che rigenererà il dio, appunto un dio Rinato, anche se diverso dal dio sacrificato cristiano, assurgendo per questo il mitraismo a religione guerriera, adatta ai soldati romani, poiché priva di quella moralità importata e imposta dalla religione giudaico-cristiana, in cui solo il Bene è vero e il Male e ridotto ad errore, falsità, illusione. 

 
zoroastro
Speculari come il Giano bifronte romano, potrebbero essere Mithra e Cristo, i due opposti Cristo e Lucifero dell’apocalittico Nuovo Testamento: l’uno vittima sacrificale sulla croce, l’altro invece sacrificatore, dio adatto ad una casta guerriera e dominante.




Portato a Roma nel 67 a.c. da Pompeo Magno, che sconfisse i pirati cilici che lo praticavano, questo culto divenne uno dei riti misterici più diffusi e potenti nel centro dell’Impero, tanto da essere eletto, da Commodo in poi, la religione dei folli e sanguinari imperatori, da Nerone a Eliogabalo, della decadenza romana.

Nell’uccisione rituale e simbolica del Toro si occultava il vero ultimo rito misterico celato ai più e riservato ai pochi iniziati: il sacrificio umano, quintessenza alchemica, mercuriale.

Con l’ascesa del cristianesimo a Roma, Mithra si ritirò sottoterra, nelle stesse viscere catacombali che furono dei cristiani, e nel prosieguo dei secoli al Cristo continuò ad opporsi, assumendo nel medioevo le sembianze di Belial.

Stesso protagonista nei due miti è il sacrificio e il sangue, e dopo la caduta dell’Impero e l’ascesa al dominio del mondo del Nuovo Ordine Cristiano, gli adoratori di Mithra-Belial, ormai stregoneria, credettero che fosse proprio bagnandosi nel sangue della vittima che si potessero assumere quelle forze divine, le forze generative del Serpente, dell’Astrale.

Nei riti che avvenivano sempre in Ipogei - si preferiva la vicinanza di cimiteri -, gli adepti si spogliavano delle vesti e percorrevano un corridoio d’entrata al Tempio dove sul soffitto c’era una grata. In questa stanza separata dal corridoio sottostante dalla grata, c’era una vittima scannata alla gola da un pugnale. Il suo sangue colava dalle inferriate sulla pelle bianca degli adoratori della morte e della distruzione, tant’è che i Misteri di Mithra possono essere accostati ai riti della dea Kalì, apparendo quindi il culto una versione ellenistica dei riti di morte e distruzione cosmica della divinità indiana.

Fu quindi il culto di Ahriman, dio del male - che nel sincretismo ellenistico assunse il nome di Mithras -, che i soldati romani, venuti in contatto in Persia con i segreti degli stregoni della religione mazdeista, importarono a Roma.

Dicevamo che la religione iranica era un mito dualistico, Ahura Mazda e Ahriman si scontrano dall’inizio dei tempi, del tempo infinito, e in una serie di cicli, dove si alterna la vittoria del bene o del male, si svolge la battaglia cosmica tra queste due forze opposte e inconciliabili. La sete di dominio e di sangue del braccio armato dell’impero elesse Ahriman suo dio, che a Roma fu nascosto nel nome di Mithra.

 
Nel mito iranico era Ahriman che uccideva il Toro, e a Roma, nei mitrei, nel cuore della Terra, l’iconografia rappresentava Mithra che uccideva il Toro. Nella tauroctonia mitraica, ai piedi del Toro c’erano i due simboli iranici: il cane per il bene, il serpente per il male, che non lottano direttamente tra loro, poiché loro scopo è bere il sangue del Toro, la forza vitale. Non riescono però a consumarne tutta la forza, e il sangue dell’animale sacro crea il cosmo e la terra e le piante e gli uomini.

mitra




 Il Mithra romano come trasformazione di Ahriman annunciava che la creazione è opera del dio del male, il mondo è sotto il segno di Ahriman. Nella stessa Apocalisse si parla del segno della Bestia, e gli adepti al culto di Mithra venivano segnati sul corpo da un segno, a volte sulla fronte.

Seguendo la sorte di tutti i riti pagani e culti misterisofici, il mitraismo all’avvento del cristianesimo fu soppresso. Seppure i suoi simboli e pratiche migrarono, come molte altre credenze ‘pagane’, nella nuova religione, tanto da far dubitare che dietro la facciata cristiana non si nasconda ben altro… Nelle chiese cristiane Dio è rappresentato come un Sole, come del resto lo stesso Cristo circonfuso al capo di energia solare, simile a molte rappresentazioni di Mithra che si unì nel II sec d.c. al culto del Sol Invictus, il culto del dio Sole. E il capo di Mithra era spesso rappresentato circonfuso di luce, come Cristo, ambedue, quindi, rappresentazioni di Apollo, anche lui simbolo greco del Sole.



Il culto, scomparso ufficialmente con l’editto di Teodosio nel 391 d.c., si è mantenuto sotterraneo nella chiesa cristiana, spesso osteggiato da molti Papi che considerandolo culto diabolico lo volevano debellare. Ma il culto sopravvisse, e il diavolo medievale deve molto alla iconografia mostruosa con cui spesso si raffigurava Ahriman, tanto da supporre che il culto si sia inserito nel melieu della stregoneria.





Ed infine resuscitato ufficialmente come Ordine Iniziatico nella rinascenza, nel periodo della riscoperta dei Miti antichi e della Magia.




Dei misteri e riti del culto nulla di scritto ci è giunto, pochi i riferimenti nelle antiche cronache, ciò che è sicuro dagli storici e testimonianze del tempo, è l’origine persiana e che fu religione guerriera e poi religione degli Imperatori folli, tanto da porsi infine come speculare alla religione cristiana: se in quest’ultima era l’umile che poteva accedere al cielo, per quell’altra era solo l’eroe che lottando contro le forze del Caos ne assumeva, se vittorioso, le Potenze Astrali, facendosi Dio non per fede ma per autoproclamazione, per forza e opera di Magia - per la cui dottrina il Cosmo non ha regole morali, e Bene e Male sono solo forze ‘meccaniche’, positive e negative, che mantengono in movimento la stessa vita ed evoluzione, come i simboli che li rappresentano, il Sole e la Luna, presenti nell’iconografia mitraica.

Il maschile e il femminile, il positivo e il negativo, Apollo ed Ecate… e Mithra, con lo sguardo volto alle sue spalle, distolto dall’uccisione del Toro, fissa Apollo, il Sole, la forza maschile: Mithra il sacrificatore attende che il dio dia il suo assenso al sacrificio, mentre il suo pugnale sta per lacerare le carni del Toro.

Il culto era precluso alle donne, era solo maschile. Il negativo, il femminile, la Luna, sono le forze dell’Astrale, incarnate nel Toro, forza generativa della Terra, come la donna, che è vittima sacrificale, in quanto tramite delle forze astrali.

La donna era la vittima sacrificale nei riti mitraici. La posizione di Mithra sul Toro è palesemente una posizione di dominio maschile.

Non a caso l’inquisizione cattolica trovò nella donna la vittima sacrificale, e nel sabba le sacerdotesse dovevano baciare l’ano di Belial e da lui essere possedute.

Il culto di Mithra non fu solo diabolico, in esso ci furono ben altre complesse valenze di redenzione e resurrezione, ma ciò che lo fece sopravvivere ai secoli fu il suo aspetto antitetico al cristianesimo, tanto da far assurgere Mithra ad Anticristo. Ed è solo questo parziale aspetto che in queste righe vogliamo evidenziare, tralasciando tutta l’altra complessa mitologia solare.

Una sopravvivenza moderna del culto – non sappiamo se diabolica o solare – ci è sembrata di intravedere nel complesso architettonico e scultoreo della tomba di Trilussa.


 

Qui abbiamo un sarcofago di fattura romana, ornato di bassorilievi figurativi e astratti.







Come in questa antica raffigurazione, anche la figura al centro del sarcofago ricorda nell’abbigliamento, nel cappello frigio, nella testa volta alle sue spalle, nella posizione dei piedi e del corpo, Mithra nell’atto d’uccidere il Toro. Toro non presente, forse per non rendere palese simile simbolismo, ma che trova nelle altre figure ai lati del sarcofago una traslata raffigurazione.



 



 


Il Leone era una delle raffigurazioni di Mithra, che in alcune sculture ritrovate nei mitrei aveva una testa leonina.


Qui Mithra è rappresentato nella sua veste astrale, come guardiano del Tempo infinito, guida delle anime oltre le sette sfere planetarie.

E Sette erano i gradi d’iniziazione del culto:


 Corax (il corvo; Mercurio)


Cryphius o Nymphus (l'occulto o lo sposo, Venere)


Miles (il soldato, Marte)


Leo (il leone, Giove)


Perses (il Persiano, Luna)


Heliodromus (il corriere del sole, Sole)


Pater (il Padre, Saturno).



Il quarto grado era Leo, il leone, l’animale ornato sul sarcofago di Trilussa, probabilmente il grado di appartenenza del poeta all’ordine.

Oltre al Toro, sul sarcofago di Trilussa non sono presenti due dei tre animali ai piedi del Toro, il serpente e lo scorpione, invece qualcosa di simile ad un cane è visibile ai suoi piedi. Il serpente potremmo ravvederlo nell’ornamento astratto del sarcofago, che nelle linee sinuosi ricorda l’acqua, il femminile, le forze naturali incontrollate, generative, e da dominare. Questo geometrico ornamento evidenzia il valore simbolico di passaggio astrale del sarcofago, luogo di morte e di resurrezione. Resurrezione che possiamo trovare nella terra magnetizzata di alcuni cimiteri dove forti presenze magico-astrali ancora persistono. Tutto ciò seguendo un preciso rituale geometrico e architettonico di convergenze di forze.
Era il culto di Mithra un culto astrale, dove i Pianeti erano le porte, i gradi d’iniziazione per giungere all’ultima porta, Saturno, dio dell’occulto e della necromanzia, fondatore di molte città nel Lazio, tra cui Sutri, il cui nome anagrammato è quello del dio. Qui,alle porte della città di Sutri, sotto il giardino sacro di Apollo che sorge su di una collina, c’è uno dei più grandi mitrei.

fonte: http://icompagnidibaal.myblog.it

1 commento:

  1. Quello in bianco e nero è il sarcofago di Simon Magus

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